|
katia cantafiowrote:
IL LAVORO PRATICO PER RISVEGLIARSI
Per lavoro pratico si intende il lavoro su se stessi, cioè che cosa fare praticamente per realizzato quanto si è detto e spiegato in questo testo. Il lavoro pratico quindi sottintende che una persona abbia un obbiettivo, la volontà di trasformare se stesso. Deve esserci un’inquietudine che ci spinge a cercare non può esserci altro. Può darsi che all’inizio non sia tutto così chiaro e cristallino, ma l’importante è avere un obbiettivo, per assurdo un qualunque obbiettivo. Un obbiettivo per quanto distante dall’Obiettivo di realizzare la Grande Opera è lo stimolo iniziale di cui abbiamo bisogno. E’ solo misurandoci con un obbiettivo che cominciamo ad indagare e a cercare le energie che ci servono per realizzarlo. Un obbiettivo ci tiene focalizzati su l’idea. Per realizzare un obbiettivo qualunque esso sia ci vuole coscienza sveglia, ci vuole una persona sveglia. Prima o poi quella persona si renderà conto che ha bisogno di un sistema che gli permetta di stare sveglio sistematicamente ed ha bisogno di energia. Avrà bisogno di sapere di quale energia ha bisogno e dove trovarla. Man mano che la utilizzerà si scontrerà col problema della riserva energetico, di conservare quest’energia, pena calo energetico, stanchezza, perdita di attenzione e quindi sonno, sonno anche della coscienza e questo lo sa chiunque senza dover essere necessariamente un iniziato. Se uno vuole raggiungere un obbiettivo sa che questa è la strada, ci vuole convinzione. Quindi abbiamo energia, cioè la Madre Personale. Sappiamo dove prendere questa energia e sappiamo che dobbiamo preservarla se vogliamo svolgere il lavoro. Abbiamo un obbiettivo, anche qualunque va bene, sappiamo che per raggiungerlo dobbiamo liberarci degli aspetti, di quegli atteggiamenti indesiderati che sono in noi. Si sto parlando ciò che abbiamo chiamato difetti, ego, demoni, densità, etc.. Non è una questione di nomi è una questione ‘che non posso fare nulla se non mi libero’, non posso sviluppare la capacità di ‘fare’ se non mi libero delle limitazioni, delle mie limitazioni. Purtroppo tutta questa roba mi governa dall’inconscio e dal sub conscio e quindi è su quel piano che devo poter scendere per cacciare la mia preda. Ma in questo sappiamo che il mostro possiamo osservarlo di giorno nelle sue manifestazioni sgradevoli, sentirlo parlare e avanzare scusse. Se poi abbiamo un atteggiamento durante il giorno da persone che vogliono restare sveglie nella migliore delle ipotesi finiamo per esserlo anche la notte in sogno dove il mostro può essere attaccato quando sta nella tana cioè nell’inconscio. Bisogna cacciare un mostro alla volta fino a quando non lo sfiniamo, lo auto osservo il più possibile di giorno quando cerca di mandarmi all’aria la realizzazione del mio obbiettivo. Attraverso l’osservazione accumulo materiale psicologico su cui meditare. Per questo serve stare svegli altrimenti non capiamo come fa dall’inconscio a mostrarsi. Si è vero ogni ego, ogni piccolo difetto si manifesta a causa di uno stimolo esterno, quello che abbiamo chiamato impressione, e ben per quello che devo restare il più sveglio possibile. Lo catalogo, lo caccio come un segugio, non gli do tregua e lo incalzo prima o poi riesco a dire di No ed è fatta a quel punto fermo le pallottole come fa Neo sul finire, il Mostro è indifeso davanti ai miei occhi risvegliati e posso colpirlo definitivamente come fa Neo quando dissolve Mr Smith ormai inerme davanti a lui, incredulo del lavoro fatto: l’iniziato nasce in segreto. Il lavoro se è svolto correttamente, attenendosi alle indicazioni, all’inizio lavora sottopelle alla stessa insaputa di noi stessi; anche perché si tratta proprio di fare fuori noi stessi, le idee sbagliate su noi stessi. Mai detto o provata quella sensazione che dice: “NO, no non ce la faccio. Non sono capace”. Falso completamente falso. Ma nessuno vi potrà convincere del contrario se non sarete voi stessi a farlo. Lo stato in cui lavoriamo all’auto osservazione si chiama ricordo di se stessi. E’ lo stato interiore in cui la coscienza é sveglia ed ha auto coscienza di se. Castaneda consigliava di guardarsi le mani per attivare il ricordo di se stessi. Prima di poter auto osservasi bisogno essere in ricordo di se, altrimenti é un’osservazione intellettuale che non serve a vedere. Solo se siamo in ciò che viene definito ricordarsi di se stessi le nostre osservazioni hanno valore, bisogno essere coscienti di noi stessi, avere consapevolezza di esistere. Mai percorsa una strada a piedi ed improvvisamente avete avuto una sensazione strana e vi siete domandati ma come ci sono arrivato fino qui. Ecco quella sensazione é la sensazione di quello che viene definito ricordo di se stessi. Normalmente siamo assenti, assorti in pensieri, giochi mentali, etc. In noi ‘qualcosa osserva’, qualcosa ‘parla’, o ‘pensa’ o ‘ride’ dobbiamo prenderne coscienza e divenire l’Osservatore, meglio l’Osservatore dell’auto osservatore; dobbiamo osservarci osservare. E’ una freccia a 2 punte una che guarda fuori e l’altra verso l’interno, ma dobbiamo essere svegli. Tutto è pronto abbiamo un obbiettivo, abbiamo energia o si presume che cominciate a preservarla ed abbiamo un pizzico coscienza sveglia o comunque sappiamo come si fa per attivarla: “siamo pronti per cominciare a lavorare alla nostra salvezza”. Siamo per pronti a rialzarci con le nostre gambe. E’ evidente che a questo punto delle cose dette uno deve volerlo, non c’è “ è giusto” “ è Sbagliato”. C’è il lavoro ed il lavoro si fa così come vi ho spiegato e come cercheremo di approfondire. C’è solo “lo voglio” o “non lo voglio fare”. Sono scelte.
Feb. 15
|
|
|
katia cantafiowrote:
La gelosia buona è quella che non si è fissata, cristallizzata ma diventa un potente stimolo energetico. Ecco tre indizi per riconoscere se questo è il nostro caso.
IL desiderio di avere l'altro accanto a noi, di essere ammirati non rende inutili le ore trascorse in sua assenza ma le riempie di sprint, di voglia di realizzarci, di stare bene in ogni situazione. La paura di non piacere più fisicamente al partner diventa lo spunto per occuparci del nostro aspetto fisico e per cercare quotidianamente un motivo per suscitare erotismo. Ci sentiamo grintosi, con un pizzico di aggressività che ci guida in ogni occasione.
Feb. 15
|
|
|
katia cantafiowrote:
Come capire se è "quello giusto"
Esistono alcuni piccoli segnali che ci aiutano a capire se siamo veramente di fronte alla persona giusta per noi. In gioco non ci sono soltanto le affinità di gusti e l'identità di vedute. Quelle fanno parte dell'aspetto mentale della relazione, che costituisce solo la superficie. Il vero amore si riconosce per un'atmosfera del tutto particolare che si crea all'interno della storia. Ecco come riconoscerla. Quando i minuti non contano IL tempo è un concetto della mente quantitativa, che vuole misurare Come amare ed essere amati. e spiegare tutto ciò che ci capita. L'amore però vive nel Senza Tempo, in una dimensione infinita che non conosce progettualità e scansioni cronologiche. Contano solo la voglia e il piacere di stare insieme, quindi "è quello giusto" se non ci viene da pensare alla durata della storia, a quante ore o giorni passiamo con l'altro. Se ci asteniamo spontaneamente dal fare il conteggio dei minuti o degli incontri settimanali, siamo sulla buona strada. I giudizi non affiorano I giudizi, che ci portano a delineare un profilo della persona amata e a tentare di prevederne le mosse dovrebbero essere estranei alla relazione di coppia. Rompono l’incontro con la parte magica che è in noi e che l'amore risveglia. Quindi, quanto meno ci viene da definire l'altro (dicendo ad esempio che è dolce, rude> simpatico, noioso ecc,..) tanto più stiamo vivendo l'incontro della nostra vita. Aumentano gli interessi L'amore è una forza espansiva che sollecita la nostra voglia di fare e conoscere cose nuove. Se dopo l'incontro sorge il bisogno di fare esperienze mai fatte prima, ci sono buone possibilità che sia proprio "quello giusto". Non si parla delle cose dì tutti i giorni Come è andata la giornata?». È una domanda classica, soprattutto quando il rapporto si sta consolidando. Meno la comunicazione di coppia verte su queste tematiche, meglio è: i discorsi di questo tipo ìnseriscono la progettualità nella coppia, allontanandola da quella forza attrattiva misteriosa che invece la dovrebbe portare lontano dal quotidiano. Si sta bene senza motivo La persona giusta è quella con la quale si sta bene senza bisogno di dare una spiegazione a questo benessere, che non dipende né dall'intelligenza dell'altro, né dalla sua sensualità, né dal sense of humor... Si sta bene, punto e basta. Le spiegazioni inaridiscono la coppia. La costringono a riconoscersi in uno schema precostituito di valutazioni razionali che poco hanno a che fare con l'amore. Non ci sono contrasti La persona giusta si riconosce anche dall'assenza di lotte (dì coppia e interiori), Non c'è alcun bisogno di lottare: se al contrario c'è attrito, è segno che esistono forti resistenze e che l'armonia di coppia non fluisce spontaneamente. Il primo appuntamento IL primo appuntamento è sempre un momento carico di emozioni, di paure. C'è il timore di non piacere all'altro, la preoccupazione che non scatti il feeling che cì aspettiamo e che magari abbiamo coltivato a lungo. Già in questo atteggiamento, più che comune, e è il presupposto per una delusione, che scatta presto o tardi ogni volta che sovrapponiamo delle aspettative all'incontro. Lasciamo spazio alla sorpresa, invece. Stiamo solo per andare a un appuntamento, non stiamo per decidere la nostra intera esistenza! I Sì E I NO DEL PRIMO Appuntamento QUATTRO COSE DA FARE... 1. Sì alla scaramanzia 2. Se abbiamo un oggetto che considerate di buon auspicio portatelo con noi. Ma non riveliamo il nostro segreto, per nessun motivo 3. Stare bene nei proprì panni 4. Il corpo deve essere comodo per metterci in relazione con l'altro in maniera naturale. Quindi, meglio non essere troppo tirati a lucido, se l'abito scelto non ci consente di muoverci liberamente. 3. Vìvere l'istante 4.Concentriamoci sul presente: via il passato e niente voli pindarici per il futuro. 5.Scegliere un'immagine diversa 6. L'immagine che scegliamo non deve sovrapporsi ad altre volte in cui ci siamo trovati di fronte al presunto "partner giusto". Spazio alle novità, nel look e nei comportamenti.
Feb. 15
|
|
|
katia cantafiowrote:
TROVARE LA PERSONA GIUSTA
Quando vuoi davvero l'amore lo troverai che ti aspetta. Oscar Wildk Esiste una ricetta per vivere un amore sempre giovane, eternamente appagante? E soprattutto, la persona che ci sta accanto sarà veramente la nostra metà? Sono interrogativi che tutti, prima o poi, ci siamo posti. In genere, ci interroghiamo quando il nostro rapporto di coppia va in crisi, quando le abitudini quotidiane spengono la magia che ci teneva avvìnti al partner e l'amore era in cima ai nostri pensieri e ai nostri obiettivi. Sono domande che spesso ereditiamo dai nostri genitori, che ci dicevano a mo di consolazione per una storia finita: Stai tranquilla, vedrai che quando arriva quello giusto le cose andranno meglio». Così viviamo nella costante attesa dell'uomo (o della donna) capace di regalarci quel sogno che abbiamo così a lungo accarezzato. Nessun partner ci pare mai all'altezza e ai primi, inevitabili scontri ci ritroviamo con la spiacevole amarezza di "aver sbagliato un'altra volta". Ci condanniamo a vivere di proiezioni, perdendo di vista le cose belle che il nostro amore può regalarci, giorno dopo giorno. Ci chiudiamo in uno schema precostituito, che può solo nuocere alla nostra felicità sentimentale. L'amore non ha a che fare con le definizioni, i ragionamenti, le valutazioni. Ogni volta che ce ne scordiamo apriamo la porta alla delusione. Ascoltare il corpo Nella nostra cultura la mente predomina sul corpo. Ciò che pensiamo e crediamo sembra essere più importante di quello che sentiamo, e così non ci accorgiamo che proprio la nostra fisicità ci invia dei messaggi importanti, da non sottovalutare mai.
Feb. 15
|
|
|
katia cantafiowrote:
Vivere giorno per giorno
L'amore vive nel senza tempo. Non conosce i rigidi schemi temporali che la mente quantitativa impone, e soffre ogni volta che lo ingabbiamo in una scaletta, in un programma. È una regola da tenere sempre presente, in particolar modo quando una storia è appena nata. L'amore agli inizi ha bisogno di buio e dì silenzio per poter crescere. Proprio come un seme posto nel grembo della terra, si costruisce attimo dopo attimo e può dare i suoi frutti migliori solo se gli consentiamo di svilupparsi con Ì suoi tempi. Credere che esista un limite temporale entro il quale è opportuno fare o ricevere la prima dichiarazione d'amore, programmare la prima vacanza a due, proporre di mettere su casa, è come mettere un bastone di quercia accanto a un tenero germoglio, per fargli prendere una direzione precisa. Questa tendenza alla programmazione si fa più forte man mano che il tempo passa. Pianificare un matrimonio dopo due anni d'i fidanzamento, un figlio dopo tre anni di matrimonio, il secondo a distanza di altri tre anni... È uno schema in cui vive la maggior parte delle persone, perché è rassicurante, perché Ì nostri genitori hanno fatto così, perché ci hanno insegnato che non si può vivere senza le idee chiare su cosa vogliamo fare. Senza un obiettivo, ci chiediamo, cosa mai resta di noi? Intanto la Vita, quella vera, ci scorre davanti agli occhi senza che nemmeno ce ne accorgiamo e ci ritroviamo in pensione accanto a una persona che non è altro se non il vuoto simulacro di un'abitudine. I figli se ne vanno per la loro strada e noi restiamo lì, a fare i contabili, mettendo in lista le entrate e le uscite di una vita che non ci appartiene. Ma l'amore non è questo. La convivenza, il matrimonio, i figli possono essere le sue logiche conseguenze. Se ce le poniamo come obiettivi, da conseguire entro una certa scadenza, le eleviamo al rango di cause, commettendo un errore che potremmo pagare caro. Molte delle patologie del mondo d'oggi (ansia, panico, depressione) nascono proprio dal voler imporre il nostro modello e le nostre scansioni temporali alla Vita, che per sua natura sfugge alle definizioni di qualsiasi tipo. Così, ogni volta che le cose non avvengono nei tempi stabiliti la nostra mente inizia a involversi su se stessa, chiudendosi nel pericoloso vortice delle definizioni: È giusto che accada questo? Non mi merito forse che adesso io debba vedere realizzato il mio sogno?». Ma i sogni, soprattutto in amore, si realizzano se gli lasciamo prendere la loro strada, senza imporre corsi forzosi, tappe e scadenze fisse. Come insegnava il poeta Grazio alla bella Leuconoe, bisogna vivere nel presente, del futuro non ci si può fidare.
Feb. 15
|